Tra Luce e denuncia sociale: l’arte di Pietra Barrasso

“Maestro di luce”: è così che la critica Mondadori ha definito l’artista contemporanea Pietra Barrasso. Il suo evidente eclettismo, unito alla straordinaria capacità di trasmettere, attraverso le sue opere, stati d’animo e ideali la rendono unica nel panorama nazionale.

La mostra “Fasci di Luce” che si è appena conclusa a Castel dell’Ovo e che proseguirà a Capua (Caserta) ne è la migliore testimonianza. Qui la tecnica pittorica dello spatolato materico si fonde con la denuncia sociale: il degrado dell’ecosistema, la tragedia dei mari, la crisi climatica e la violenza di genere sono temi che permeano le tele, travolgendole senza mai stravolgere, tuttavia, il messaggio di speranza che l’artista tiene a evidenziare sempre, manifestandola con il sapiente utilizzo dei colori, dall’oro al bianco senza mai passare per il nero. 

Le sue opere rappresentano un grido nei confronti dell’umanità che distrugge la Natura e le sue bellezze. Eppure traspare, in ogni tela, un senso di vittoria, di rinascita. Perché? 

Come artisti, siamo uno strumento nelle mani di Dio e possiamo testimoniare il nostro passaggio attraverso la nostra arte, perché le parole volano ma l’arte resta, sia per noi che per le generazioni future. Questo è un momento cruciale per il Mondo, perciò il messaggio che intendo trasmettere è così incisivo, tanto forte e non è un caso che la mostra abbia per tema “Luce, Mediterraneo e Sostenibilità”. Augurandomi, però, che il futuro sia migliore del presente, ho scelto di lanciare anche un pensiero positivo, di fiducia. Del resto, è per questo che sono stata denominata ‘Maestro di luce’. 

Da cosa nasce questa bella definizione della critica? 

Nasce dal fatto che porto avanti da anni una vera e propria ricerca tra materia, colore e luce: le mie opere sono caratterizzate da colate di giallo che rappresentano la mia caratteristica. Come artista, sono partita come figurativa; poi dal ’92, dopo essermi trasferita a Roma e aver avuto l’opportunità di confrontarmi con autori che hanno fatto grande la storia del ‘900, ho affinato la tecnica. Le tante influenze mi hanno portato ad avere l’ identità pittorica attuale, che va proprio verso l’essenza materica del colore e, quindi, verso la luce. 

Tra le tele, spiccano quelle dedicate alla solidarietà. 

Sì, si tratta di lavori che ho eseguito in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle Donne e nelle quali ho rappresentato, come segno di bellezza e di eleganza, delle farfalle con un’ala frammentata; i suoi pezzi simboleggiano le vittime di violenza. Anche qui, però, in sottofondo – grazie all’ausilio di colori più chiari – ho scelto di portare un messaggio di speranza, con l’augurio che un giorno essa si ricomponga per volare più forte di prima. 

Una delle rappresentazioni si intitola emblematicamente “End of indifference”. Ci dice cosa indica? 

Simboleggia la ricchezza che schiaccia la povertà: vi sono mostrati una Ferrari che non si ferma neanche davanti a un bambino morente, un’aquila che si sta avventando su di lui e un albero scheletrico che si sta piegando. In sottofondo, però, sempre la stessa luce che salverà il bambino e salverà il Mondo.

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