Disabilità: Maria Giuseppa, una storia di coraggio

(di Francesca Carlucci)

Vivere una disabilità con coraggio, nonostante le difficoltà di ogni giorno, invogliando il prossimo a non arrendersi mai. È la storia di Maria Giuseppa, di Oristano, che racconta con emozione la sua vita e le sofferenze patite a causa della sua condizione.

Da dove trae origine questa grande forza intrisa di coraggio che si porta dentro?

Ho 44 anni, quando sono nata a mia mamma non le hanno fatto un taglio cesareo e mi hanno tirato con il forcipe lesionandomi la parte sinistra dal punto di vista cerebrale. A due anni mi è stata diagnostica la patologia perché non puntavo i piedini, non facevo nulla e a mia mamma dicevano che ero un po’ strana perché sono nata podalica e settimina. In realtà non era questo. Ho girato diversi ospedali, tra cui il Gaslini a Genova, e infine al Rizzoli di Bologna sono riusciti a capire quello che effettivamente avevo. Mi hanno fatto quattro interventi per migliorarmi nel giro di due anni, l’allungamento degli adduttori e quello degli estensori e ho quattro ferite che si vedono, mi è subentrata la varicella mentre ho portato il gesso e quando me l’hanno tolto si sono resi conto che c’era qualcosa che non andava, al che mi hanno messo in tavolo di statica, cosa che mi procurava dolore e sofferenza perché mi allungava i nervi.

Come era la sua vita di allora e com’è cambiata in seguito?

Non ho frequentato l’asilo, le elementari saltuariamente, le medie ogni tre volte a settimana perché mia mamma mi accompagnava in braccio a fare la terapia, poi ho recuperato gli anni persi in sei anni di collegio, da lì mi sono diplomata in Ragioneria. Per fare un regalo ai miei genitori, perché comunque mantenermi in collegio comportava una spesa molto elevata, per iscrivermi all’università ho chiesto se potevo usufruire della Casa dello Studente e hanno accettato, per un periodo sono stata a Londra e poi mi sono laureata in Giurisprudenza. In questo arco di tempo ho seguito una pratica penale e civile e mi sono sposata, anche se però il matrimonio non è andato bene e ho divorziato. Adesso ho un nuovo compagno e sono passata dall’inferno al paradiso.

Quanta importanza ha avuto la sua famiglia in tutti questi anni?

Se sono riuscita a fare tutto questo lo devo ai miei genitori e alla mia famiglia che hanno sempre creduto in me.

Cosa si prova a non sentirsi accettati a causa della propria disabilità?

Non tutti accettano una persona che ha una disabilità perché ci vuole coraggio sia per chi ce l’ha e per chi la vive nella quotidianeità. Non è facile perché comunque ti porta anche a contrasti, ti vedi diversa, ti vedi non accettata.

Come lo si trova il coraggio per affrontare tutto questo dolore?

Io sono arrivata a un punto della mia vita dove ho dovuto scegliere dato che sono stata piantata in asso però poi, per rimettermi in piedi, è stato difficile perché non ho voluto neanche l’aiuto familiare, né di mia mamma né di mio padre. Per sei mesi non sentivo nessuno, mi sono proprio chiusa fino a che ho conosciuto il mio attuale compagno.

Posso chiederle se la tua disabilità ha influito sulla fine del suo matrimonio?

Sì, mi ha piantata lui a causa della mia disabilità, anche se mi conosceva e sapeva com’ero e questo mi ha fatto male.

Il suo nuovo compagno l’ ha accettata per quella che è, per cui non pensa che la società consideri le persone tutte uguali, chi è affetto o meno da una disabilità?

In linea generale dovrebbe essere così, ma non lo è per tutti. Chi ha una disabilità soprattutto motoria, nel senso che non ti puoi muovere e hai un aiuto costante, non sei accettata. Io mi scontro moltissimo con le barriere architettoniche, con la realtà di mancanza di conoscenza e di pochezza che molte persone, anche istituzionalmente parlando, hanno, però nel mio piccolo auguro a chi vive una problematica come la mia di avere la fortuna che ho avuto. Lo dico con molta serenità e convinzione: devo tutto questo a Margherita, mia compagna di università, e Antonella che, inserendomi nella pagina Facebook “Disabilmente mamme”, mi hanno permesso di conoscere un’altra realtà che è la loro e le ringrazio. Inoltre, mi sento di aggiungere che mi reputo diversa nel senso che ho bisogno di una terza persona che mi accompagni, che mi permetta di raggiungere i posti, ma per tutto il resto ho la mia intelligenza, ho tutto, a me non manca nulla.

Ha parlato di barriere architettoniche. Cosa vorresti facessero le istituzioni a tal proposito? 

Lo dico in maniera brutale: si devono svegliare perché barriere ce ne sono tante ovunque e ogni giorno mi imbatto in questo problema, anche nelle spiagge è inamissibile che non ci sia uno scivolo fatto come Dio comanda! Sarebbe il caso che si ricordassero che esistiamo anche noi perché siamo molti spesso ghettizzati. Questo succede anche in ambito lavorativo perché ci sono le categorie protette ma è gestito solo sulla carta perché poi in realtà non ci prendono.

C’è un sogno che vorrebbe realizzare?

Quello di avere un lavoro che mi retribuisca come si deve.

Alle persone che vivono una disabilità come la sua, per invogliarle ad andare avanti, cosa sente di dire per incoraggiarle a vivere?

Di accettarsi come sono perché comunque hanno sempre un aspetto positivo, tutti.

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