E…state insieme: l’esperienza di un Grest inclusivo

(di Antonella Carta)

Si sente spesso parlare d’inclusione. Proprio questo è uno degli obiettivi di fondo che si è prefissa Nasininsù,Associazione per lo Sviluppo delle Abilità Infantili con sede a Catania, nel momento in cui ha pensato di organizzare un grest estivo che ha coinvolto bimbi con disabilità accanto a coetanei normotipici.

A raccontare l’ esperienza, la presidente Valeria Leonardi, insieme alla vicepresidente Giulia Tizzoni e alla consigliera Angela Maiello, socie fondatrici di questa APS (Associazione di promozione sociale) nata quattro anni fa che si occupa di disturbi dello spettro autistico, del linguaggio, specifici dell’apprendimento, del comportamento e anche del sostegno psicologico per ragazzi e famiglie in difficoltà. 

Periodicamente Nasininsù mette in atto progetti su inclusione, sviluppo delle autonomie e delle abilità sociali.

Di quest’anno l’idea di organizzare un grest in autonomia, senza appoggiarsi ad altre associazioni, e di aprirlo a bambini con difficoltà e non, con l’intento di favorire la conoscenza reciproca attraverso il graduale incremento di attività che spingessero tutti a collaborare in modo sinergico, nel rispetto delle differenze e delle esigenze di ciascuno.

Grest inclusivo in autonomia: le routine di tutti i giorni e le attività

Il lavoro è stato impostato sulla reiterazione della routine giornaliera, rassicurante soprattutto per i bimbi con disabilità, ma utile anche ai compagni per imparare a prevedere cosa sarebbe successo nelle varie giornate. Già dall’inizio le operatrici hanno enunciato le Regole per stare bene insieme, tutte fondate sullo spirito di solidarietà.

Se suddivisione c’è stata, è stata solo per fasce d’età, ma c’erano attività alle quali partecipavano insieme i più grandi e i più piccoli.

Nella routine sono stati inseriti occasionalmente laboratori esperienziali, come cogliere le tappe di crescita di un frutto per poi arrivare a lavorarlo per farne la marmellata della merenda da consumare in gruppo. Altro momento che ha trovato il favore di tutti i bambini è stato l’incontro con l’unità cinofila di primo soccorso i cui rappresentanti hanno illustrato i metodi per rintracciare persone scomparse. O ancora la musicoterapia e la teatroterapia, attività durante le quali i bambini con disabilità sono stati affiancati da operatori in rapporto uno a uno, che li hanno guidati, ad esempio, nel corso di esercizi volti allo sviluppo dell’immaginazione e dell’immedesimazione. 

Spesso si è fatto ricorso al tutoraggio tra pari, ossia il compagno con più abilità specifiche aiutava quello con abilità più ridotte, ma è accaduto anche che un bambino autistico aiutasse una bimba normotipica più piccola d’età. Ognuno di questi gesti  veniva rinforzato dagli operatori con espressioni di approvazione, per veicolare l’attenzione e la sensibilità verso l’altro.

Tra gli obiettivi  primari quello di promuovere in tutti lo sviluppo di una maggiore autonomia, lasciando sempre più l’operatore sullo sfondo. A tale scopo è risultato utile l’apprendimento in contesti naturali, che fa leva sugli interessi del bambino, come vestirsi e svestirsi per andare in piscina o apparecchiare e sparecchiare per la merenda. 

Si è cercato di rispettare e, quando possibile, assecondare i tempi di ciascuno. Ad esempio, di fronte a un bimbo con disabilità che non riusciva ad aspettare insieme agli altri il momento di andare in piscina, si è sperimentato che concedergli un passaggio rapido nella stessa interrompendo l’ansia per l’attesa lo rassicurava e gli permetteva poi di seguire con attenzione l’attività successiva che, altrimenti, avrebbe affrontato con insofferenza non riuscendo a concentrarsi perché disturbato dal desiderio compulsivo della piscina.

Comprendere che l’altro può avere caratteristiche e bisogni diversi dai miei, ma altri simili” – raccontano le tre socie fondatrici di Nasininsù  “ha aiutato soprattutto il bambino normotipico, in certi casi all’inizio diffidente o insofferente nei confronti dei compagni che magari impiegavano più tempo a concludere un’attività. Ciascuno è cresciuto, e il successo più grande è stato vederli felici insieme. Molti di loro hanno pianto quando il grest è arrivato al termine e si sono promessi reciprocamente di rivedersi tutti insieme la prossima estate“.

Come cantava uno dei bimbi parafrasando una vecchia canzone,  “Anche se saremo lontani, ci vorremo bene e l’anno prossimo torneremo ad essere felici insieme”.

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